
“Io sto con l’Ucraina”, “io sto con Israele”, “io sto con Apostolico”, con l’aggiunta “senza se e senza ma”, affermazioni che fanno sentire politicamente schierato con coraggio chi e pronuncia, ma, di fatto, sono dichiarazioni di sconfitta totale della politica e della democrazia. Prima di tutto schierarsi è un comportamento responsabile, lo dice già Gramsci (Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano), ma schierarsi senza essersi interrogati, senza aver verificato le proprie opinioni, ma soprattutto farlo “senza se e senza ma”, significa non lasciare spazio allo spirito critico, abbraccia un’opinione senza il dubbio, che è il principio dello spirito critico, e senza lasciar spazio alle opinioni differenti.
Siamo lontani dalla politica, che dovrebbe spingerci a cercare di capire le situazioni prima di schierarsi, e dalla democrazia, che dovrebbe fondarsi su quello spirito dialettico, che porta a sommare le proprie diversità piuttosto che a disperderle.
Troppo spesso, ormai, si confondono i ruoli dell’ideologia, della politica e della propaganda. L’ideologia, ormai qualcosa che ha ceduto il posto a ragionamenti di tipo bassamente economico, finanziario, capitalistico, dovrebbe essere il terreno dei visionari che, guardando avanti, prefigurano la società del secolo a venire. Così fu il liberismo, che prospettava una società fondata sul libero scambio e sulla funzione regolatrice del mercato, ma sfociò nell’iniquità del neocapitalismo con tutti i mali che esso comporta, come il consumismo, la finanziarizzazione dell’economia, l’evolvere della contrapposizione tra capitale e lavoro verso un modello geopolitico di paesi capitalisti e paesi subalterni; ma di questo dovremo parlare più a lungo. Anche il marxismo prospetta la lotta di classe in vista di una società priva di classi in cui ognuno produce quello che può e riceve secondo i suoi bisogni, ma ha prodotto tirannia di uno solo e burocratizzazione dello stato. Aristotele, trattando le forme di governo a lui note, regno, aristocrazie e democrazia aveva identificato una forma deteriore per ognuna di esse, tirannia, oligarchia e demagogia. La conclusione è che anche le società progettate dalle ideologie moderne hanno una loro forma deteriore. Tuttavia, questo non toglie importanza alla funzione progettuale dell’ideologia.
Ma poi, la strada per avvicinarsi a quel progetto di società appartiene alla politica, che, come diceva Bismarck, è l’arte del possibile. E il possibile lo si identifica solo compiendo un’analisi completa e concreta della realtà in cui ci si muove. Capire è il primo passo per agire nella direzione giusta, verso quegli obiettivi che sono le tappe possibili nel raggiungimento di quella società che viene progettata dall’ideologia.
Certo, se manca l’ideologia, l’obiettivo resta solo la conservazione del potere e la propaganda prende il posto degli obiettivi. Ed è quello che succede oggi nella politica di buona parte del mondo. Con il crollo del comunismo reale, dovuto al fatto di essere ormai superato, per fenomeni come la globalizzazione, l’esternalizzazione del lavoro e il consumismo stesso che rende il lavoratore ad un tempo produttore e consumatore, è mancata la spinta a produrre analisi credibili della realtà attuale, dando il vantaggio al capitalismo che, invece, pratica flessibilità di analisi e si adegua agi stimoli del mercato. Ma il neocapitalismo ha perso anch’esso la sua base ideologica e si è trasformato in una lotta senza quartiere ad accumulare, senza un’etica che adombrino un qualsiasi modello sociale.
E quindi gli obiettivi non sono più politici ma propagandistici, spesso senza un legame tra loro che non sia di seguire l’onda di un’opinione pubblica tanto più redditizia quanto becera. Così ci si pone l’obiettivo di fermare l’immigrazione senza chiederci quale sia l’obiettivo di lungo termine, ci si propone di rimanere fedeli all’atlantismo senza chiederci se questo si vantaggioso o no, si parla maniacalmente di riduzione delle tasse, senza chiederci che cosa compravamo con le tasse e che cosa perderemo riducendole, e così via, ne riparleremo.
Quello che occorre oggi è un ritorno a costruire ideologie adeguate alla società attuale che possano costituire una guida per la politica. Occorre dare coerenza alla politica e svincolarla dal successo del momento.
Giacomo Ferrari
Share this content: